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M.U.M.
MOVIMENTO PER L'UMANIZZAZIONE DELLA MEDICINA

Manifesto di Fondazione

I. Nella malattia tutti finiamo per invocare una Medicina che abbia il potere di guarire, di alleviare i dolori e di scongiurare le minacce di morte.

II. Ma tutti constatiamo prima o poi che meglio sarebbe non ammalarsi mai, poiché se la malattia ha una certa serietà la Medicina, nonostante il suo potere tecnologico, non mantiene ciò che promette lasciando quasi sempre insoddisfatte le nostre aspettative.

III. Tutti infatti abbiamo appreso dall'esperienza che guarire definitivamente da una malattia seria è molto difficile, che i dolori possono essere controllati e alleviati ma quasi mai eliminati e che la minaccia di morire che la malattia porta con sé può essere solo rinviata nel tempo.

IV. Così dopo una malattia impegnativa tutti restiamo con la nostalgia della salute perduta, col timore che il dolore torni a tormentarci o con l'angoscia che la nostra sopravvivenza sia nuovamente messa in pericolo.

V. E inoltre, per ottenere questi insoddisfacenti risultati la Medicina può richiedere a tutti i malati di pagare prezzi molto elevati: la perdita di libertà che la sofferenza e le terapie determinano, la perdita della sicurezza causata dall'angoscia della morte o la perdita della fiducia nel futuro determinata dall'incertezza che la malattia insinua fin nei legami più profondi.

VI. Insomma, tutti viviamo nella malattia l'offesa all'integrità del nostro corpo (integrità che è alla base della possibilità di rispettarsi e di essere rispettati).

VII. Ma la medicina non è in grado di contrastare questa offesa e questa umiliazione se non nei rari casi in cui ci aiuta a conseguire una guarigione completa e duratura. Perché la medicina per aiutarci possiede solo il suo potere tecnico. Come dire che per vincere l'offesa che la malattia porta alla dignità della persona e l'umiliazione che porta alla dignità dell'umanità del malato, la Medicina possiede un incerto potere statistico (e quindi anonimo) di ristabilire la salute.

VIII. Certo, tutti abbiamo avuto qualche volta la fortuna di incontrare medici che trasformano loro stessi in "medicina vivente", stabilendo con i malati rapporti così personali e coinvolgenti da alleviare le sofferenze più di qualsiasi medicamento o intervento chirurgico. Per non parlare di quei rari medici che fanno disinteressatamente dono ai malati della loro persona, facendo così apparire un valore più alto non solo del benessere ma della vita stessa, il sacrificio per gli altri, un valore che attenua il desiderio del malato di recuperare, l'orgoglio di esistere, consentendogli così di trasformare in umiltà l'umiliazione della malattia.

IX. Ma tutti comprendiamo che un medico di oggi non può fare a meno di essere un buon tecnico della biologia del corpo umano, se non vuole perdere anche il suo incerto potere di guarire. E sappiamo anche quanto obiettivo e imparziale debba essere un buon tecnico. Infatti, quanta obiettività conserverebbe il medico come tecnico se avesse un interesse personale per la sorte del suo malato?
D'altra parte, se un malato trasformasse in umiltà l'umiliazione del suo orgoglio di esistere che la malattia gli infligge perché sente la sua umiliazione come qualcosa di cui vergognarsi (di fronte ad un medico che gli dedica totalmente e disinteressatamente la vita) si otterrebbe solo l'esaltazione del valore del medico che scoprirebbe così la sua "santità", mentre il valore del malato si abbasserebbe, non avendo egli di fronte alla sua umiliazione altra risorsa che accettarla trasformandola in umiltà. La dignità del medico sarebbe salva al prezzo del sacrificio della dignità del malato!

X. Forse non resta che un'unica soluzione: l'offesa e l'umiliazione del malato che l'incerto potere del medico non riesce a combattere efficacemente perché quasi mai guarisce definitivamente, si possono contrastare solo se anche la Medicina (come alcune Religioni e alcune Filosofie) darà alla persona offesa e all'umanità umiliata del malato un valore superiore sia a quello della persona e dell'umanità del sano che a quello della Medicina stessa.
Se non si può chiedere al sano di rispettare il malato più di quanto rispetta se stesso, si deve richiedere al medico di riconoscere la maestà del malato proprio nell'offesa e nell'umiliazione che la malattia gli infligge, mettendo perciò la sua tecnica al servizio della dignità del malato in quanto persona e in quanto uomo!

XI. Allora tutti comprendiamo che la spersonalizzazione e la disumanizzazione che l'atto medico come atto di potere tecnico mette sempre più spesso ed evidentemente in atto nei luoghi della malattia rappresentano proprio il contrario di ciò che la Medicina dovrebbe fare.
Infatti:
1. La malattia toglie efficienza al corpo-macchina e la medicina tecnologica cerca per quanto possibile di restaurare questa efficienza, ma nella misura in cui non ci riesce (cioè quasi sempre):
2. il malato resta offeso nella sua integrità di persona che vive la sua storia personale e umiliato nel suo compartecipare alla vita dell'Umanità.
E' necessario quindi che l'atto medico diventi in primo luogo un atto etico: un atto di personalizzazione e di umanizzazione prima di essere un atto tecnico!

XII. Tutti ci aspetteremo a questo punto:

a) che il medico "personalizzi" il suo atto (cioè che nel fare il medico rispetti la persona del malato, i suoi stili di vita, le sue scelte e la sua storia personale, in un colloquio il più possibile personalizzato); b) che il medico "umanizzi" il suo atto attraverso il rispetto (cioè evitando al riguardo arbitrii e violenze) di tutto ciò che conferisce valore e dignità al malato in quanto appartenente al genere umano, dando a tutti il massimo a prescindere e oltre i meriti o i demeriti personali.
Ma cosa conferisce valore e dignità al malato in quanto appartenente al genere umano? Si tratta di ciò che ogni essere umano conferisce a tutti gli altri esseri umani e che gli dà senso proprio attraverso questa condivisione e al di là delle differenze personali. Si tratta di ciò che si esprime in primo luogo attraverso l'amore disinteressato che un uomo può suscitare a qualunque altro uomo a prescindere dalla sua "differenza" . Si tratta anche di tutto ciò che dà valore a ciascuno in quanto essere umano a prescindere dalla sua persona, cioè in quanto cosciente di esistere come individuo unico e irripetibile qualunque contenuto abbia questa coscienza.

XIII. Tutti comprendiamo ora come solo personalizzando e umanizzando la Medicina di possano contrastare l'offesa della persona e l'umiliazione dell'uomo derivanti dalla malattia.
Solo trattando il malato come persona unica e irripetibile e come il "sovrano" che incarna in sé tutto il senso dell'Umanità intera, il medico può riscattare l'impotenza del suo atto di potere tecnico nel vincere la malattia, il dolore e la morte, e può continuare a fare il medico senza fare violenza sulla dignità delle persone e degli uomini.

XIV.Tutti sappiamo però che nei luoghi della malattia il rapporto con il malato può essere spersonalizzante e disumanizzante nelle mille forme della spersonalizzazione e della disumanizzazione, perché l'offesa alla dignità della persona malata e all'orgoglio dell'uomo malato lungi dall'essere combattuti e compensati possono diventare espressioni di una debolezza che rende il ruolo del malato "inferiore" a tutti gli altri ruoli sociali.
Con alcune gravissime conseguenze:
a) le istituzioni della Medicina sono organizzate innanzitutto in base alle compatibilità economiche delle comunità di appartenenza, in base alle esigenze del personale di assistenza e alle necessità determinate dall'attuazione "efficace" delle procedure tecniche. Solo in ultima istanza vengono presi in considerazione i bisogni delle persone-malate e i desideri degli esseri umani-malati;
b) il malato diventa a tutti gli effetti un cliente che compra i servizi che la Medicina vende, potendosi permettere più o meno a seconda delle sue possibilità economiche, come ogni cliente che compra qualcosa di cui ha bisogno;
c) l'inferiorità sociale del malato si colma quindi tanto più quanto più egli è ricco, perché più paga e più probabile è che abbia accesso ai servizi migliori, e quindi guarisca, in quei rari casi in cui la medicina guarisce. Ma in tutti i casi in cui la medicina non guarisce definitivamente la malattia, neanche quando è ricco il malato può comprare ciò che non è in vendita sul mercato: la valorizzazione della sua persona e della sua umanità, il solo fattore che potrebbe compensare la perdita di dignità che la malattia gli infligge come persona e come uomo;
d) l'effetto finale è che domina nella Sanità il criterio dell'efficienza, e quindi personalizzazione e umanizzazione vengono ulteriormente sfavorite, poiché un'assistenza sanitaria personalizzata e umanizzata ostacolerebbe la standardizzazione che è alla base delle redditività degli interventi dal punto di vista economico e tecnico;
e) i medici che volessero rispettare le persone e gli uomini che sono chiamati a curare sono continuamente ricattati dalle "compatibilità economiche" imposte dal sistema, vedendo a loro volta spersonalizzato e disumanizzato il loro ruolo, con ripercussioni evidenti anche nella formazione del personale sanitario (che tende a diventare una formazione solo tecnica e non anche, come dovrebbe essere, un'educazione al rispetto della persona e dell'umanità del malato ).
Così il malcontento in campo sanitario si fa generalizzato senza portare a nessun cambiamento. Perché ai malati non viene riconosciuto l'unico vero potere che hanno, il potere della superiorità morale di chi è offeso e umiliato. Perché i medici sono resi impotenti dal loro tecnicismo e dalla loro più o meno volontaria adesione alla standardizzazione economizzatrice delle risorse economiche. Perché i sani in genere non si preoccupano per i malati o di imparare a perdere la salute che anche loro un giorno potrebbero perdere, distratti come sono dalla competizione per sopravvivere economicamente che li induce a sperare di non ammalarsi mai, o che un'onnipotenza improbabile del progresso scientifico sconfigga un giorno definitivamente tutte le malattie e persino la morte.

XV. Per cambiare questa tragica situazione non resta che promuovere la nascita di un Movimento per l'Umanizzazione della Medicina (M.U.M.) con tre semplici scopi generali:

a) far sì che la superiorità morale del malato venga riconosciuta anche dal malato stesso, ponendo al centro dell'aiuto medico il ripristino della dignità della persona malata e dell'uomo malato, anche quando (e soprattutto quando) non sia possibile conseguire questo obiettivo attraverso la guarigione;
b) far sì che la formazione del medico non sia più prevalentemente ed esclusivamente tecnica e che il medico non venga più ricattato economicamente, ma venga finalmente educato a diventare ciò che è sempre stato e ha sempre voluto essere nella sua vocazione più autentica e più nobile, il tutore della vita e della dignità della persona malata e dell'uomo malato, a dispetto di ogni compatibilità economica e contro ogni potere;
c) Far sì che coloro che momentaneamente sono sani acquisiscano la consapevolezza che all'offesa e all'umiliazione della malattia che prima o dopo tutti incontreranno si possono opporre difese più efficaci delle tecnologie mediche: la condivisione collettiva del principio morale che chi soffre "vale moralmente di più" di chi non soffre e la responsabilità di un medico capace di un atto tecnico non autosufficiente ma sempre al servizio della persona e dell'umanità del malato.

XVI. La realizzazione di questi tre scopi implica un'analisi puntuale e capillare delle situazioni concrete della Sanità pubblica e privata senza la quale si tratterebbe di astratte petizioni di principio che non porterebbero a nessun cambiamento.
Per realizzare questa analisi concreta dei modi e delle forme in cui la spersonalizzazione e la disumanizzazione della Medicina si manifestano, il Movimento per l'umanizzazione della medicina si propone di organizzare gruppi di persone sensibili all'umanizzazione della medicina in tutte le istituzioni sanitarie, cliniche e formative. Compito di questi gruppi (che saranno denominati "Comitati apolitici e non violenti perli' Umanizzazione della Medicina") sarà il rilievo delle situazioni sanitarie di spersonalizzazione e di disumanizzazione, l'elaborazione dei significati e delle ragioni di esse e l'elaborazione di specifiche proposte di personalizzazione e di umanizzazione.
La documentazione così raccolta confluirà ad appositi centri di raccolta regionali del Movimento istituiti presso le sedi dell'Associazione RIVIVERE, per poi diventare la base di campagne concrete e non violente di umanizzazione della Medicina.
Lo slogan con cui il Movimento per l'Umanizzazione della Medicina (M.U.M.) si presenta e chiede consensi ampi e disinteressati è in sintesi questo:

ove ci sono malati umiliati e offesi ci deve essere un comitato
del MUM che lotta perché la dignità dell'uomo e della persona vengano
ripristinati, facendo aumentare le dosi di amore e di rispetto a disposizione
di ogni comunità umana.


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